Da un’analisi dei mercati dei Paesi finanziariamente più evoluti, è emerso che la consulenza finanziaria indipendente remunerata solo a parcella rappresenta il punto di riferimento per le scelte finanziarie di milioni di investitori.
In particolare, nel mercato USA, secondo l’ultima ricerca della CFP Board of Standards, la più importante organizzazione mondiale del settore, i consulenti fee only rappresentano la categoria professionale preferita da circa la metà di tutti gli investitori americani.
In Europa, la figura professionale del consulente indipendente si è affermata da diversi anni ed ha trovato la sua istituzionalizzazione con la Direttiva 2004/39/CE detta anche MIFID.
In Italia assistiamo ad una veloce evoluzione del mercato, caratterizzato in particolare da alcuni elementi che favoriscono l’affermazione
della consulenza indipendente, oltre
ovviamente alla costituzione dell’Albo nazionale dei consulenti finanziari indipendenti da parte del Ministero dell’Economia e Finanze, ad esempio:
apertura dei conti correnti online (in pochi anni oltre 10 milioni):
- il cliente ha preso confidenza con il nuovo canale e il rapporto con l’operatore bancario si sta affievolendo
- Il cliente assistito dal consulente non è più influenzato dal contatto diretto con gli operatori tradizionali
Incremento dell’utilizzo delle piattaforme online:
- abbattimento dei costi di acquisto e vendita degli strumenti finanziari
- gli intermediari (come gia avvenuto all’estero) saltano il canale delle costose strutture fisiche (filiali e reti di vendita) e arrivano direttamente col prodotto al cliente finale
- Entrata nel mercato italiano dei più importanti gruppi bancari mondiali con l’offerta di strumenti privi di margini per gli operatori tradizionali (ETF, conti remunerati, mutui a basso spread, ecc..)
- Saturazione del mercato della vendita di prodotti finanziari (oltre 200.000 addetti alle vendite)
- Il portafoglio degli investitori è saturo di prodotti del risparmio gestito (oltre 1.000 miliardi di euro pari a circa 2 milioni di miliardi delle vecchie lire)
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Si assiste ad un ulteriore peggioramento della qualità dei prodotti contenuti nel portafoglio dei risparmiatori (Fip, Unit e Index Linked, Polizze Tradizionali, Obbligazioni strutturate, ecc.) in sostituzione dei prodotti meno onerosi e quindi meno remunerativi per i collocatori. A fine 2007 il 90,6% dei fondi ha fatto peggio rispetto al benchmark.